Il paradosso della scatola nera

Il tuo smartphone è la tua scatola nera. Sono certo che il tuo coniuge, se avesse libero accesso al tuo dispositivo, con buone probabilità troverebbe qualcosa da biasimare.

Dalle cose più banali a quelle più intime. Da un semplice messaggio che potrebbe essere travisato a le follie hard più estreme. Tutti abbiamo qualcosina che è preferibile che non venga letto, visto, guardato, ascoltato.

Proprio in questo consiste il paradosso della scatola nera. Utilizziamo questi dispositivi per nascondere piccoli o grandi altarini ma poi siamo ben disposti ad accettare qualsiasi tipo di termini e condizioni ci vengano imposte pur di utilizzare una nuova app o visitare un sito.

Non leggiamo nulla, semplicemente “accettiamo” frettolosamente qualsiasi tipo di condizione. Non ci interessa se dentro c’è scritto che accettiamo che tutti i file nel nostro smartphone vengano passati alla lente d’ingrandimento. Non ci interessa se accettiamo che la nostra posizione venga condivisa con chissà quale server o servizio.

Paradossalmente la nostra scatola nera, il luogo dove pensiamo che le informazioni siano al sicuro, è il luogo più insicuro del mondo. Confidiamo nella Privacy Policy e nel GDPR per la tutela dei nostri dati. Ma che garanzia offrono questi strumenti se siamo comunque costretti ad accettare sempre delle condizioni che difficilmente riusciamo a leggere e a capire?

L’unica salvezza sta nel non avere nulla da nascondere e condividersi serenamente, consapevoli del fatto che tanto la privacy, grazie alla scatola nera, non esiste più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *