DAD: errore d’interpretazione

La didattica a distanza è entrata nelle nostre vite come la peggiore delle gambe tese su Totti. Siamo certi che stiamo facendo bene?

Non ho figli e non dovrei avere alcun tipo di esperienza in merito eppure, grazie ai figli della mia compagna, vivo indirettamente l’esperienza del genitore che, insieme ai figli, si confronta con questo nuovo (nuovissimo) metodo d’insegnamento.

Cos’è la didattica? Wikipedia dice:

La didattica (dal greco διδάσκω, cioè “insegnare”), indica la teoria e la pratica dell’insegnamento. Si può dividere in didattica generale, che riguarda i criteri e le caratteristiche generali della pratica educativa, e in didattica speciale che riguarda invece i singoli insegnamenti o le diverse caratteristiche (età, capacità specifiche, ambiente) dei soggetti dell’apprendimento.

Parlando di didattica, parliamo di pratica dell’insegnamento, di soggetti dell’apprendimento e quindi, per far si che vi sia didattica, devono esserci insegnanti e allievi.

Ma questo procedimento è giusto? Voglio dire, è ancora giusto oggi, dopo 30 anni di Internet?

Oggi la didattica è tutta intorno a noi. Non ho bisogno di un insegnante (inteso in maniera istituzionale), per imparare qualcosa. Trovo sicuramente un tutorial su YouTube, articoli sui blog più disparati e più di 100 guru dell’argomento che devo studiare.

Insomma, la rete ha aperto le porte a un’offerta didattica spaventosamente densa e ricca di contenuti che spesso sono fruibili anche gratuitamente.

Allora che senso ha tenere i ragazzi incollati al monitor 5 ore al giorno con l’idea di riprodurre virtualmente la realtà della classe?

È questo l’approccio giusto? O stiamo cercando un adattamento che non centra nulla con una giusta interpretazione della didattica a distanza?

Avendo dovuto rivedere la modalità di fruizione dell’insegnamento, è necessaria anche una rivisitazione dei ruoli insegnante/allievo?

C’è necessità di un cambio di paradigma che parta dall’alto delle istituzioni. Un cambiamento dove l’insegnante, specialista di una materia, è anche colui che rende fruibili i contenuti disponibili in rete, in maniera organizzata, ai suoi allievi. Un cambiamento che prevede una nuova assunzione di responsabilità da parte degli allievi, che li scagioni dalla routine dell’orario scolastico e gli consenta di essere studenti responsabili, in grado di gestire i propri orari e le proprie necessità, nel completo rispetto dell’istituzione scolastica a partire dall’insegnante.

Necessitiamo di una riforma organica di una scuola che abbandoni i metodi obsoleti dell’insegnamento tradizionale, che riveda la relazione allievo/insegnante reinterpretandone i ruoli e le responsabilità.

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