Ieri è stato il mio compleanno: no Facebook no Party

Cosa accade se dici a Facebook di tenere la tua data di nascita privata? Nessuno ti fa gli auguri! Il che dovrebbe farti sentire più prodotto che mai.

Tre anni or sono ho deciso di impostare la mia data di nascita come privata su Facebook. In questo modo il social network non può più inviare le notifiche ai miei amici per avvisarli del mio compleanno.

Indovina un po’ in quanti mi hanno fatto gli auguri sulla piattaforma negli ultimi tre anni?

Il risultato fa riflettere perché non si tratta di meno persone degli anni precedenti, bensì il totale ammonta a ZERO.

Non che la cosa mi dispiaccia. Sono stato io a scegliere di impedire l’invio delle notifiche sul mio compleanno. Non mi interessa neanche il fatto che nessuno lì si sia ricordato di me. Non sto scrivendo questo articolo perché ce l’ho con loro. Le persone importanti si sono comunque ricordate di me dimostrandomelo senza l’aiuto di Facebook.

La mia riflessione in questo post è di ben altra natura.

Il caro amico Mark ci ha abituato a un trattamento speciale per il nostro compleanno. Talmente speciale che durante quel giorno, e nel primo massimo secondo giorno a seguire, vediamo comparire sulla nostra bacheca i più disparati messaggi di auguri. Dagli amici più stretti, a persone che conosciamo ma che sentiamo solo in quel giorno, finendo con gli sconosciuti, in molti ritengono opportuno farci gli auguri.

Perché?

Escludendo le persone che conosciamo anche nella vita reale e che si sentono in dovere di farci gli auguri, per gli altri la spinta motivazionale risiede soprattutto nel desiderio di voler ricevere altrettanta attenzione quando il calendario riporterà la loro data di compleanno.

Chi non vuole sentirsi importante almeno per un giorno?

Tutti lo vogliamo. Tutti vogliamo sentirci importanti. Tutti bramiamo l’attenzione del prossimo.

Questo meccanismo messo a punto dagli strateghi di comunicazione che lavorano per Facebook è tutt’altro che casuale ma ben studiato per procurarci una dipendenza in più nel frequentare assiduamente il social network.

Il fatto di ricevere molti messaggi di auguri da perfetti sconosciuti che, se non fosse per Facebook, poco saprebbero sulla nostra vita, figuriamoci la data del nostro compleanno, ci mette in uno stato di ‘obbligo’ nel dover restituire la cortesia.

Essere cortesi con le persone e restituire i favori è senz’altro giusto. Allo stesso tempo il principio di ‘reciprocità’ è una delle leve persuasive più forti presenti nella nostra società.

Riassumendo questo principio in poche parole si può affermare che ci sentiamo obbligati a ripagare favori, regali, inviti e simili alle persone che ce li hanno fatti. La cosa è talmente tipica che in alcune lingue la parola ‘obbligato’ è diventata sinonimo di ‘grazie’.

Ed ecco che inconsapevolmente ci sentiamo in obbligo nei confronti di Facebook perché ci fa sentire importanti nel giorno del nostro compleanno. Ci sentiamo in obbligo nei confronti dei tanti, più o meno conosciuti, che ci hanno fatto gli auguri perché non vogliamo che, nel giorno del loro compleanno, possano pensare di noi che siamo brutti e cattivi evitando così di farci gli auguri l’anno successivo.

Questo meccanismo, magistralmente architettato dalle audaci menti del padre dei social network, fa parte di una strategia ben più ampia di marketing digitale che tende, nel suo complesso, a tenerci quanto più tempo possibile incollati a Facebook per farci fruire quanta più pubblicità possibile.

Io sono io e non sono te. Ognuno è diverso e reagisce differentemente alle varie sollecitazioni, ma forse non è un caso se negli ultimi tre anni, da quando ho reso la data del mio compleanno privata, l’utilizzo che faccio personalmente del social network si è ridotto lentamente a una misera manciata di minuti a settimana.

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